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70 i promossi dalla Selezione regionale degli oli extravergini di oliva prodotti nella campagna olearia 2013/2014
3/7/2014
Sono 70, gli oli extra vergini di oliva toscani che hanno superato l’edizione 2014 della Selezione...
 
I produttori della costa toscana ci mettono la faccia
6/5/2014
I loro ritratti campeggiano dai manifesti con i volti delicatamente appoggiati alle loro bottiglie,...
 
Incontri informativi sull’olio extravergine di oliva
8/4/2014
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Festival delle Colline di Prato
22/7/2013
Il Festival delle Colline in tempo di crisi non perde la propria identità, cercando, come sempre...
 
Aperto il concorso Best of Wine Tourism 2014
2/7/2013
Riapre i battenti il concorso Best of Wine Tourism: giunto ormai all'11° anno, il concorso si rivolge...
 
In aumento i "maestri" del vino e del cibo: ma si sa veramente mangiar bene?12/9/2007
Paninoteca, rosticceria, focacceria, piatti pronti, prendi e porta via, piatti espressi, ecc. ecc. ecc.!!!! La stagione estiva 2007 sembra aver dato l’ennesimo incentivo all’apertura selvaggia di locali che somministrano alimenti, a quanto pare in spaventosa crescita, come lo sono i fatturati delle aziende produttrici di alimenti pronti, soprattutto per la ristorazione. E’ cresciuto a livello esponenziale il bisogno di nutrirsi piuttosto che mangiare, e dalla parte di chi produce alimenti c’è chi studia attentamente vizi e virtù di una tribù che si fa sempre più numerosa per costruire l’alimento su misura. Si parla tantissimo su giornali e tv, di qualità alimentare ma basta andare un po’ in giro e ogni tanto infilarsi in qualcuno di questi locali per capire che tutta questa grande diffusione di cultura enogastronomica, questo boom sul cibo e sul vino è in realtà più un delirio mediatico piuttosto che una concreta realtà.

Ma allora, tutta questa cultura in pieno sviluppo su cibo e alimentazione di cui si parla tanto? Ma tutti i corsi che in Italia si celebrano quotidianamente da nord a sud sul vino, sulla gastronomia, sugli abbinamenti, sui prodotti di nicchia, sui panieri dei prodotti provinciali e regionali, sui presìdi alimentari e chi più ne ha più ne metta, che risultati danno alla fine? A quanto pare molto pochi e deludenti! Si preferisce sempre di più mangiare in fretta e, spesso, in modo molto discutibile. Si preferisce incentivare una alimentazione di massa, dozzinale e qualitativamente scarsa. La grande guerra che ogni tanto torna a galla contro la globalizzazione alimentare, contro chi viene fatta realmente? E che cosa sono se non globalizzazione tutte quelle situazioni nelle quali per far mangiare si aprono gli stessi barattoli o si usano le stesse confezioni “già pronte”, e dove alla fine, l’unica cosa che cambia è l’insegna di un locale?

Purtroppo sono ancora troppe le persone che pensano di mangiare “bene” spendendo poco e non si rendono conto che questo è impossibile, mentre invece è logico mangiare bene spendendo “il giusto”. Oggi più che mai la parola ristorante sa di costoso, mentre la scelta di un “localino” da più l’idea di spese contenute e di una misura più giusta alla proprie aspettative alimentari. Niente di più sbagliato! Spesso la differenza, sul conto finale di una cena per due persone, si attesta su 15-20 euro al massimo, con una qualità di cibo e servizio, completamente diversa.

Comunque sia, la ristorazione sta soffrendo tantissimo questo stato di cose che fanno diventare sempre più grande il divario tra il “dar da mangiare “ e “fare ristorazione”, aspetto sul quale dovremmo tutti riflettere attentamente ogni volta che decidiamo di andare in un locale e scegliere di spendere i nostri soldi da chi li merita veramente. Naturalmente, per gli addetti ai lavori più informati, tutto questo non è proprio una novità, infatti già diversi anni fa erano stati profetizzati questi momenti, e ora ci siamo, alla grande! E, grazie anche alla completa liberalizzazione delle licenze, probabilmente siamo soltanto agli inizi.

Ridimensionare il sistema è l’unica parola d’ordine che si può prendere in considerazione in questi casi, come sta già succedendo per il settore enologico, dove si era arrivati a produrre soltanto griffe e pezzi da collezione e la follia aveva preso il posto della logica; anche per la ristorazione, se pur con parametri diversi, si dovrà raggiungere un nuovo difficile equilibrio, proprio dopo un lungo ridimensionamento che purtroppo è appena agli inizi. La speranza è che questo lento movimento sia supportato, oltre che da una migliore diffusione della tanto declamata cultura sul cibo e sul vino, proprio da quei “maestri” che escono o che sono già usciti da corsi e stages perché da loro viene la possibilità di cambiare le cose e indirizzare modi e tendenze sul cibo, ricordando loro che mangiare e bere non è difficile, mentre mangiare e bere “bene” comporta sicuramente un livello culturale e una voglia di buono, che va ben oltre un corso di specializzazione o la frequentazione di “abbuffate” con gli amici in un locale o in un altro.

Non ci credete? Peggio per voi! Del resto, al di sopra di ogni considerazione, è giusto che ognuno di noi, mangi quello che si merita!

da L'acquaBuona - Periodico di cultura enogastronomica
articolo di Claudio Mollo
Link: http://www.acquabuona.it
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