C’è un vino che, appena versato, sembra accendere il bicchiere di rubino scuro. È il vitigno lagrein, una delle firme più riconoscibili dell’Alto Adige, capace di essere intenso senza diventare pesante.
Se ami i rossi che profumano di frutta scura, viola e spezie, qui trovi un alleato sicuro. E se temi i tannini ruvidi, resta: il Lagrein sa sorprendere anche per equilibrio e scorrevolezza, soprattutto quando nasce nelle zone giuste e viene vinificato con misura.
Dove nasce il Lagrein: Bolzano, Gries e il calore che fa maturare l’uva

Il Lagrein è legato a doppio filo al territorio attorno a Bolzano, in particolare alla zona di Gries, storicamente considerata una “culla” di questo vitigno. Qui l’aria di montagna incontra un microclima più caldo di quanto ci si aspetti, grazie alla conca e all’esposizione, fattori che aiutano l’uva a maturare bene.
Questo dettaglio conta, perché il Lagrein ama arrivare a piena maturazione. Se il clima è troppo fresco, il rischio è un profilo più spigoloso, con tannini più nervosi e frutto meno pieno. Nelle aree più vocate, invece, sviluppa colore profondo e aromi netti, mantenendo una freschezza che lo rende bevibile.
Anche i suoli cambiano il tono del vino. Dove trovi depositi alluvionali e terreni ben drenati, il Lagrein tende a esprimere polpa e volume. In contesti più magri e ventilati, spesso si fa più verticale, con una trama tannica più evidente. È un po’ come ascoltare la stessa voce in stanze diverse: il timbro resta riconoscibile, ma l’eco cambia.
Com’è fatto il vitigno Lagrein in vigna: buccia scura, carattere deciso, bisogno di precisione

A colpo d’occhio, il vitigno lagrein si capisce dal colore dell’uva: blu violaceo scuro, spesso con una pruina evidente. È un indizio del suo punto forte, la ricchezza in sostanze coloranti, che poi si traduce in vini di tonalità intensa, quasi impenetrabile da giovani.
In bocca, quel colore spesso va di pari passo con tannino e struttura. Per questo in vigna serve precisione: gestione della chioma, esposizione dei grappoli, equilibrio tra carico produttivo e maturazione. Quando la pianta è “spinta” troppo, la qualità ne risente, e il vino può diventare più duro, meno armonico.
Il Lagrein, inoltre, non è un vitigno da improvvisazione in cantina. Un’estrazione eccessiva può accentuare astringenza e amarezza; una vinificazione attenta, invece, porta a una trama fitta ma più vellutata. È qui che il Lagrein cambia faccia: da rosso muscolare a rosso autorevole, con passo sicuro.
Il risultato migliore si ottiene quando potenza e pulizia aromatica viaggiano insieme. In quel caso, ogni sorso sembra avere un centro ben definito, come un rintocco: pieno, scuro, ma non confuso.
Nel bicchiere: profumi e gusto del Lagrein (rosso e Kretzer)

Il Lagrein rosso, quando è centrato, profuma di mora, mirtillo, prugna, spesso con richiami di viola. Poi arrivano note di spezie scure, cacao, a volte una sfumatura ferrosa o di sottobosco che lo rende ancora più riconoscibile. In bocca è pieno, con tannino presente e una freschezza che tiene in riga la materia.
Accanto al rosso, esiste anche una versione meno conosciuta ma molto interessante: il Lagrein Kretzer, un rosato tradizionale. Qui il frutto si fa più croccante, il sorso più teso, e la bevibilità sale di un gradino. È una scelta intelligente quando vuoi carattere, ma non vuoi peso.
| Stile | Colore e corpo | Profilo aromatico | A tavola |
|---|---|---|---|
| Lagrein Rosso | Rubino scuro, struttura media o piena | Frutta scura, viola, spezie, cacao | Carni, selvaggina, formaggi |
| Lagrein Kretzer (rosato) | Rosa cerasuolo, corpo medio | Frutti rossi, fiori, note fresche | Salumi, piatti sapidi, cucina speziata |
Per servirlo al meglio, bastano poche regole semplici:
- Temperatura: fresco ma non freddo, così il frutto resta vivo.
- Bicchiere ampio: aiuta a far uscire le note floreali e speziate.
- Un po’ d’aria: nei rossi giovani può rendere il tannino più gentile.
Abbinamenti con il Lagrein: piatti che reggono il passo (senza farsi schiacciare)
Il Lagrein è un vino che ama il cibo. Non chiede contorni timidi, vuole piatti con succo, sapore, una certa intensità. Se lo metti accanto a preparazioni troppo delicate, sembra parlare da solo, e non è quello il punto.
Con il Lagrein rosso funzionano molto bene le carni arrosto, le grigliate, gli stufati, e in generale i piatti dove la rosolatura crea sapori profondi. Anche la selvaggina, quando non è troppo dolce di salsa, si sposa con la sua vena speziata. Sui formaggi, meglio stagionature medio-lunghe: il vino ha spalle larghe e non si fa mettere in un angolo.
Il Kretzer, invece, è un jolly: ha più slancio e meno tannino. Sta benissimo con salumi sapidi, canederli, piatti affumicati, ma anche con cucine speziate non piccanti, dove serve un rosato con carattere vero.
Un consiglio pratico: se nel piatto c’è una componente grassa (burro, pelle croccante, salse ricche), il Lagrein ringrazia. La sua freschezza e la sua struttura ripuliscono la bocca e invitano al morso successivo.
Quando il bicchiere si fa ricordo
Il vitigno lagrein piace perché non recita. Ha colore, profumo, sostanza, e quando è ben fatto mantiene equilibrio e precisione. È un rosso che sa scaldare, ma non deve bruciare; sa farsi serio, ma non deve diventare duro.
Se vuoi conoscerlo davvero, assaggialo in due versioni, rosso e Kretzer, e con due piatti diversi: uno ricco e uno più semplice. Capirai quanto cambia senza perdere identità. In fondo, un grande vino non è quello che “urla” di più, è quello che ti resta addosso anche dopo l’ultimo sorso, e il Lagrein spesso ci riesce.